La Mediazione Familiare


La Mediazione Familiare è un'opportunità di evoluzione deterministica.

Nasce come alternativa all'arbitraggio giuridico delle contronversie, in qualità di possibilità discernitiva, offerta alle parti coinvolte in crisi relazionali di coppia e familiari.

È uno strumento atto alla prevenzione del disagio all’interno della coppia e del nucleo familiare, in particolar modo a tutela dei figli, coinvolti inevitabilmente nella separazione dei genitori.

La Mediazione Familiare è l'espressione del riconoscimento, da parte del sistema legale, delle capacità di compiere atti di volontà finalizzati alla gestione costruttiva di situazini critiche da parte di un individuo .

La parola “crisi” deriva dalla parola greca Krisis.

Krisis, in greco antico, significa: periodo negativo, fase di crescita, scelta, decisione.

La mediazione, in tal senso, si colloca fra le innovazioni in ambito umanistico-sociale, il cui scopo non è unicamente quello di diminuire l’afflusso alle sedi giuridiche per la risoluzione dei conflitti.

Attraverso un percorso che conduca ad un cambiamento prospettico nei riguardi delle conflittualità che ogni giorno ci si trova ad affrontare, la mediazione può portare al raggiungimento di una riappacificazione con se stessi e con coloro con i quali interagiamo nell’arco della nostra vita.

Il conflitto risulta estremamente costruttivo, per non dire, essenziale; è leggibile come uno strumento evolutivo della nostra specie.

Anche nella sua drammaticità, resta un mezzo di espressione attraverso il quale i sentimenti, caratterizzanti lo stesso, hanno modo di essere espressi dall’animo di coloro che li stanno vivendo, pur se in forme disruttive.

La questione non è meramente risolvere dispute e controversie, ma aiutare a trovare nuove modalità, più costruttive, per affrontare i momenti di sofferenza e solitudine che la vita riserva a tutti in maniera imparziale.

L’assunzione di consapevolezza che esprimere le proprie richieste e condividere le proprie emozioni non deve necessariamente prevedere dei modi espressivi aggressivi, recriminatori ed accusatori, è un passaggio importante in una mediazione.

Il primo incontro che viene fatto con i mediati individualmente è, dal mio punto di vista, il primo di molti richiami alla capacità personale di essere consapevoli di ciò che accade nella loro vita ed alla facoltà di fare scelte responsabili .

Durante il primo incontro congiunto di mediazione, non a caso,  si invita i mediati a condividere delle regole comportamentali all'interno della stanza che prevedono il rispetto reciproco e la non adozione di terminologie forti ed offensive; un secondo richiamo alla consapevolezza del loro agire e del loro poter scegliere che tipo di comportamento adottare nella reciproca interazione.

Rievocare, ecco quale ritengo sia il compito fondamentale di un mediatore: rievocare i sentimenti; rievocare la consapevolezza di ciò che si è; rievocare il rispetto; rievocare il senso di responsabilità; rievocare la personale forza e sicurezza.

Rievocare tutto ciò che è utile ai mediati per riconnotare il conflitto e portarlo ad uno stadio nel quale possa avere un epilogo proficuo, partendo dalla rievocazione e dal riconoscimento di emozioni condivise, solidalmente a valori esistenziali, di cui il mediatore è “portatore sano”.

Il conflitto diviene, così, un mattone per edificare nuove costruzioni esistenziali, grazie alla relativa riappropriazione delle responsabilità ed avvalendosi delle loro capacità di auto - disciplina.